"Quanto costa?" è la domanda che quasi tutti fanno per prima quando valutano le web push, ed è anche quella a cui è più difficile rispondere guardando solo una pagina prezzi. Due piattaforme con lo stesso numero scritto in grande possono costare cifre molto diverse a fine anno, perché contano cose diverse, mettono i limiti in posti diversi e chiedono soldi per funzioni diverse.
Questa guida non mette a confronto listini. Spiega come sono fatti i modelli di prezzo che si incontrano, dove si nascondono i costi che non vedi subito, e come stimare in modo realistico quanto spenderai tu, sul tuo sito, con i tuoi numeri. Alla fine trovi i prezzi di Natom e tre esempi di scelta del piano, ma il metodo vale per qualunque servizio tu stia valutando.
Se sei all'inizio e vuoi prima capire come funzionano le notifiche, parti da cosa sono le web push e poi torna qui.
Perché il prezzo delle web push non è ovvio
Una web push, dal punto di vista tecnico, costa pochissimo a chi la spedisce. Il messaggio viaggia sui servizi di consegna dei browser (per Chrome e Android è Firebase Cloud Messaging di Google, per Safari è l'infrastruttura di Apple), e la piattaforma che usi fa da regia: raccoglie le iscrizioni, conserva i token, prepara gli invii, misura i risultati.
Quello che paghi, quindi, non è tanto il singolo messaggio quanto il servizio intorno: la dashboard, lo spazio per gli iscritti, le statistiche, gli strumenti per la redazione, l'assistenza. Ogni fornitore sceglie un'unità di misura diversa per farti pagare questo servizio, ed è l'unità di misura, più del numero, a decidere quanto spenderai.
I modelli di prezzo che incontrerai
Pagamento per iscritto
È il modello più diffuso. Paghi in base a quanti iscritti hai, di solito a fasce: fino a una certa soglia un prezzo, oltre la soglia il piano successivo. Il vantaggio è la prevedibilità: sai in anticipo quanto spendi, e puoi mandare tutte le push che vuoi senza fare calcoli ogni volta.
La domanda da fare, con questo modello, è: quali iscritti contano? Tutti quelli raccolti dal primo giorno, o solo quelli ancora raggiungibili? La differenza, dopo un paio d'anni, può essere grande. Ci torniamo nella sezione sui costi nascosti.
Pagamento per invio
Qui paghi in base a quanti messaggi mandi, spesso a pacchetti (tante migliaia di notifiche consegnate al mese). Sembra equo, ma per un sito che pubblica molto è il modello più difficile da prevedere: ogni push in più a tutta la lista è una voce in fattura. Chi fa informazione finisce per chiedersi "questa notizia vale il costo dell'invio?", che è la domanda sbagliata da farsi in redazione.
Pagamento per funzioni
Il prezzo base è basso, ma le funzioni vengono sbloccate a gradini: la programmazione in un piano, le audience in un altro, le statistiche dettagliate in un altro ancora. Non è un modello sbagliato in sé, ma obbliga a leggere bene la tabella: il piano che ti serve davvero è quello che contiene le funzioni che userai ogni giorno, non quello col prezzo più basso.
Piani gratuiti con limiti
Quasi tutti offrono un punto di partenza gratuito. Va bene per provare, e per i siti piccoli può bastare a lungo. Ma un piano gratis ha sempre un limite da qualche parte: sugli iscritti, sugli invii, sulle funzioni, oppure su qualcosa di meno visibile. Capire dove sta il limite è più importante del fatto che sia gratis.
I costi nascosti
Questa è la parte che spesso si scopre dopo, quando cambiare è già scomodo.
Iscritti morti conteggiati. Un iscritto che ha disinstallato il browser, cambiato telefono o cancellato i dati di navigazione non riceverà più nulla. Se la piattaforma continua a contarlo, lo paghi lo stesso. Con il tempo la lista cresce sulla carta, la fascia di prezzo sale, ma le persone che ricevono davvero le notifiche non aumentano allo stesso modo. Chiedi sempre se esiste una pulizia periodica degli iscritti non più validi, e su quale numero si calcola il prezzo.
Funzioni base a pagamento. Programmare una push per domattina, mandare un messaggio solo a chi legge di sport, vedere quanti hanno cliccato: per un editore sono cose di tutti i giorni. Se sono in un piano superiore, il prezzo reale è quello del piano superiore.
Limite duro senza preavviso. Alcuni piani, raggiunta la soglia, smettono semplicemente di funzionare dall'oggi al domani: le push non partono più, o le nuove iscrizioni vengono rifiutate senza nessun avviso. Il giorno in cui succede è spesso il giorno della notizia importante, perché è proprio lì che gli iscritti crescono. Un limite che ti blocca senza avvisarti non è un prezzo, è un rischio.
Pubblicità come prezzo del gratis. In certi piani gratuiti il costo non lo paghi in euro, lo paghi con il tuo pubblico: messaggi pubblicitari che compaiono insieme o al posto delle tue push, oppure dati dei tuoi lettori usati per altri scopi. Leggi i termini del piano gratuito con la stessa attenzione di quelli a pagamento. Se non è chiaro cosa guadagna il fornitore dal tuo piano gratis, la risposta di solito sei tu.
Come stimare il tuo costo
Per sapere quanto spenderai servono tre numeri: quanti iscritti avrai, quanto velocemente crescono, e quanto costa ogni iscritto nel piano che sceglieresti.
Quanti iscritti avrai
Il punto di partenza sono le visite mensili del sito. Solo una parte dei visitatori vedrà il popup, e solo una parte di quelli dirà sì. Il tasso di iscrizione dipende moltissimo dal tipo di sito, dal pubblico, da come e quando chiedi il permesso: non esiste un numero giusto da copiare.
Facciamo un esempio dichiarato, solo per mostrare il calcolo. Mettiamo che il tuo sito abbia 50.000 visitatori unici al mese e che, per ipotesi, l'1% si iscriva. Sono 500 nuovi iscritti al mese. Non è un dato, è un'ipotesi: il tuo tasso potrebbe essere più alto o più basso, e lo scoprirai solo misurando il tasso di accettazione del popup nelle prime settimane.
Quanto crescono
Gli iscritti non si sommano all'infinito. Ogni mese una parte se ne va: chi cambia dispositivo, chi pulisce il browser, chi si disiscrive. Nel nostro esempio, con 500 nuovi al mese, dopo un anno non avrai 6.000 iscritti attivi ma qualcosa di meno. Per una stima prudente, calcola la crescita lorda e poi togli una quota per le perdite: è meglio sovrastimare un po' le perdite che trovarsi a sorpresa in una fascia più alta.
Tieni conto anche dei picchi. Un articolo che va molto bene può portare in un giorno gli iscritti di un mese. Per questo conviene sapere cosa succede quando superi la soglia del piano.
Costo per iscritto
Quando hai una stima degli iscritti a dodici mesi, dividi il prezzo del piano per il numero di iscritti che contiene. Ottieni il costo per iscritto al mese, che è il numero più utile per confrontare piani diversi, anche tra fornitori diversi. Di solito scende salendo di fascia, ma solo se riempi davvero il piano: pagare una fascia da 50.000 iscritti per averne 12.000 alza il costo per iscritto di quattro volte.
I costi indiretti
Il canone non è l'unica spesa. Ce ne sono altre che non compaiono in fattura.
Il tempo della redazione. Ogni push va scritta, programmata, indirizzata. Se la piattaforma ti obbliga a copiare a mano titolo e immagine di ogni articolo, quel tempo si somma ogni giorno. Strumenti come l'invio dall'editor, il feed RSS che prepara le bozze o le push ricorrenti riducono questo costo più di quanto faccia uno sconto sul listino.
Lo sviluppatore. L'installazione di base è semplice (uno snippet e un file nella root del sito), ma personalizzazioni, integrazioni con altri sistemi e problemi di configurazione richiedono qualcuno che sappia metterci le mani. Su WordPress un plugin che fa tutto da solo abbassa questo costo quasi a zero; se invece hai un sito su misura, metti in conto qualche ora di lavoro tecnico.
La migrazione. Se oggi usi un altro servizio, cambiare ha un costo: tempo per installare il nuovo, tempo per verificare che tutto funzioni, e soprattutto la gestione degli iscritti esistenti. Il permesso alle notifiche appartiene al dominio, non al fornitore, ma gli iscritti del vecchio servizio vanno ri-raccolti o migrati con attenzione. Prima di decidere, leggi la guida alla migrazione per capire cosa comporta nel tuo caso.
Se stai ancora scegliendo tra più servizi, trovi una checklist completa in come scegliere una piattaforma di web push.
I prezzi di Natom
Natom usa il modello per iscritto, con push illimitate su tutti i piani: paghi per quanti iscritti hai, non per quante notifiche mandi. Prezzi IVA esclusa.
- Free, €0: fino a 1.000 iscritti, 1 sito, push illimitate, statistiche complete. Nessuna carta richiesta.
- Starter, €19 al mese: fino a 10.000 iscritti, 1 sito, RSS automatico, programmazione.
- Pro, €59 al mese: fino a 50.000 iscritti, 3 siti, push cross-domain (la stessa push su più siti), audience personalizzate.
- Business, €149 al mese: fino a 150.000 iscritti, 10 siti, API, supporto prioritario.
- Enterprise: su misura, oltre i 150.000 iscritti, con limiti intermedi e prezzo mensile o annuale.
Due dettagli rispondono ai costi nascosti visti sopra. Il primo: superare il limite non ti blocca all'improvviso. Ricevi un avviso via email e hai 5 giorni in cui tutto funziona; solo dopo si sospendono invii e nuove iscrizioni, finché non passi al piano adeguato, e gli iscritti restano tutti. Il secondo: gli iscritti vengono ricontrollati e quelli che non danno più segni di vita vengono rimossi, quindi il conteggio su cui paghi è quello degli iscritti attivi.
Il plugin per WordPress è incluso in tutti i piani, compreso il Free.
Tre esempi di scelta del piano
I numeri qui sotto sono esempi costruiti per mostrare il ragionamento, non dati reali di siti esistenti.
Un piccolo blog
Mettiamo un blog di cucina con 15.000 visitatori al mese e, per ipotesi, un tasso di iscrizione dell'1%: 150 nuovi iscritti al mese. Per i primi mesi il piano Free basta e avanza: 1.000 iscritti, push illimitate, statistiche complete. Con questo ritmo, verso la fine del primo anno ci si avvicina alla soglia. A quel punto lo Starter a €19 al mese dà spazio fino a 10.000 iscritti e aggiunge il feed RSS automatico, utile se non si vuole scrivere ogni push a mano. Il costo per iscritto sale all'inizio (paghi 10.000 posti per averne poco più di 1.000), e scende man mano che il blog cresce.
Un sito di news medio
Mettiamo un quotidiano locale con 600.000 visitatori al mese, che ha già 30.000 iscritti raccolti con un altro servizio e pubblica decine di articoli al giorno. Qui il modello per invio sarebbe un problema: con molte push al giorno la fattura diventerebbe imprevedibile. Il piano Pro a €59 al mese copre fino a 50.000 iscritti, lascia margine per crescere e aggiunge le audience personalizzate, che per una redazione con sezioni diverse (cronaca, sport, economia) sono lo strumento per non mandare tutto a tutti. Se il gruppo ha anche una seconda testata, i 3 siti del Pro coprono entrambe.
Per le strategie specifiche delle redazioni c'è un approfondimento dedicato in web push per editori.
Un gruppo editoriale con più siti
Mettiamo un gruppo con sei siti verticali che, sommati, arrivano a 120.000 iscritti. Servono più di 3 siti, quindi il Pro non basta: il piano Business a €149 al mese copre fino a 10 siti e 150.000 iscritti, e include l'API per collegare le push al sistema editoriale interno, oltre al supporto prioritario. Se la crescita porta oltre i 150.000 iscritti, il passo successivo è l'Enterprise, con limiti intermedi e un prezzo concordato, così non si è costretti a saltare di colpo in una fascia molto più grande.
Mensile o annuale?
Il pagamento annuale costa dieci mensilità invece di dodici: due mesi in regalo, circa il 17% in meno. In cifre, IVA esclusa:
- Starter: €190 all'anno invece di €228 (circa €15,83 al mese).
- Pro: €590 all'anno invece di €708 (circa €49,17 al mese).
- Business: €1.490 all'anno invece di €1.788 (circa €124,17 al mese).
Il mensile conviene quando non sai ancora quanto crescerai: all'inizio, durante una prova, o se prevedi di cambiare piano entro pochi mesi. L'annuale conviene quando hai già qualche mese di dati, sai in che fascia starai, e le push sono ormai un canale stabile del sito. Un approccio ragionevole è partire dal Free o dal mensile, misurare per due o tre mesi, e passare all'annuale quando la stima è solida.
Domande frequenti
Le push sono davvero illimitate? Sì, su tutti i piani Natom, compreso il Free. Il prezzo dipende dal numero di iscritti, non dal numero di invii. Resta valido il buon senso: mandare troppe push fa disiscrivere i lettori, a prescindere dal costo.
Cosa succede se supero il limite di iscritti del mio piano? Ricevi un avviso via email e per 5 giorni tutto continua a funzionare normalmente. Se in quel tempo non cambi piano, invii e nuove iscrizioni si sospendono finché non lo fai; gli iscritti non si perdono e si riparte appena il piano è adeguato. Nessuna sorpresa in fattura: il cambio di piano lo decidi tu.
Pago anche gli iscritti che non ricevono più le notifiche? Le iscrizioni vengono ricontrollate, e quelle non più raggiungibili (browser disinstallati, dati cancellati) vengono rimosse. Il conteggio che paghi è quello degli iscritti attivi.
Con il piano gratuito pago in qualche altro modo? Il piano Free ha un limite chiaro: 1.000 iscritti e 1 sito, con push illimitate e statistiche complete. Sui dati dei lettori, Natom non traccia la loro navigazione e non fa profilazione: salva il token di iscrizione, browser, sistema e dispositivo, il paese e gli argomenti che il lettore ha scelto.
I prezzi includono l'IVA? No, tutti i prezzi indicati sono IVA esclusa.
Le web push mi faranno guadagnare di più? Nessuno può garantirlo. Le push sono un canale per riportare i lettori sul sito: i risultati dipendono dai contenuti, dalla frequenza e da come le usi. Per questo conviene partire in piccolo, misurare, e salire di piano solo quando i numeri lo giustificano.